Quando si sente la parola tweed, anche per chi se ne intende, spesso si forma nella mente un’immagine ben precisa. Forse quella di un vecchio gentiluomo di campagna che si pavoneggia nella sua tenuta, vestito con un pesante tessuto di lana verde. Tiene un fucile appoggiato al gomito mentre, con l’altra mano, fruga nella tasca del cappotto in cerca di cartucce. Nel frattempo, il suo Pointer inglese torna vittorioso dalla battuta di caccia, con un fagiano appena recuperato tra i denti.
Un’immagine un po’ cinematografica, certo, ma non del tutto lontana dalla realtà storica. Il tweed è stato davvero il tessuto prediletto per l’abbigliamento da campagna britannico, utilizzato per affrontare pioggia, vento e temperature rigide. Eppure, ridurlo a questo immaginario sarebbe riduttivo.
Il tweed è molto di più: un tessuto con una storia ricca e variegata, capace di attraversare classi sociali, trasformazioni culturali e rivoluzioni della moda, fino a diventare uno dei materiali più riconoscibili della sartoria contemporanea.
E allora, che cos’è davvero il tweed?
È necessariamente di lana? Deve essere ruvido, pesante e a quadri? E, un tessuto che ne riproduce l’aspetto può essere considerato un vero tweed?
Per rispondere, dobbiamo entrare per un momento nel mondo della merceologia tessile, senza dimenticare che dietro ogni materiale esistono anche una storia, un territorio e un modo particolare di interpretare il corpo.
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